Lo scarabeo, riprodotto come monile, sigillo
o amuleto, è stato da sempre riconosciuto come uno dei
simboli peculiari della civiltà egizia, tanto da divenire un
elemento costante dell'egittomania occidentale fino ai
giorni nostri
Le
origini del culto
La venerazione per lo scarabeo
(Scarabeus sacer) è attestata già nell'Egitto predinastico
(IV millenio a.C.), come risulta dal ritrovamento di giare
contenenti scarabei nelle tombe dell'epoca. Il culto deriva
dall'osservazione delle abitudini di vita dello scarabeo
stercorario, il quale trascorre le ore diurne rotolando una
palla di sterco tenuta stretta tra le zampe posteriori,
facendo perno su quelle anteriori: esso veniva visto come un
modello di tenacia e meticolosità e gli egiziani ritenevano
inoltre che nascesse per autogenerazione, mentre in realtà
l'insetto deposita le uova nella palla di sterco, che poi
interra. Tale singolarità determinò verosimilmente da parte
degli antichi egiziani l'identificazione del comportamento
dell'insetto con quello del dio-sole creatore
Khepri,
autogenerato, che spinge l'astro solare all'inizio del suo
giro nel cielo da est a ovest e diviene
Ra
nel pieno del giorno e poi
Atum
, a sera, prima di sparire e transitare nell'Oltretomba.
Lentamente, nel corso dei millenni, il dio-sole nascente,
l'immagine dello scarabeo, il nome dell'uno e dell'altro
divennero una cosa sola. Come geroglifico lo scarabeo ha il
valore fonetico xpr, che, come verbo, significa, "essere
creato", "divenire" e, come sostantivo, "forma",
"apparizione", "manifestazione".
Evoluzione dell'uso e del significato
Con la VI dinastia (2350-2195 a.C.)
cominciano a vedersi i primi
amuleti
a forma di scarabeo, ancora scarsamente riconoscibili: poco
più di semplici grani di collana, rozzamente conformati,
senza alcuna decorazione sulla base. In seguito il dorso fu
reso in varie tipologie e la base piatta dello scarabeo fu
utilizzata per iscrizioni, decorazioni e disegni. La grande
maggioranza di scarabei veniva realizzata in steatite
smaltata o in
faïence.
All'utilizzo come amuleto si affiancò ben presto anche
quello di sigillo, spesso montato su anello. A partire dal
Medio Regno (2064-1797 a.C.) sugli scarabei si trovano
frequentemente incisi nomi di personaggi eminenti;
diffusissimi sono poi gli scarabei con nome di faraone
prodotti e distribuiti con funzione protettiva o di buona
sorte o addirittura per un gioco di crittografia secondo cui
un nome ne nasconde un altro: è questo il caso dei
numerosissimi (se ne conoscono circa 12000) scarabei con il
prenome del faraone
Thutmosi III
(1479-1424 a.C.), Menkheperra, sotto cui si cela il nome di
Ammone, dio "nascosto".
Categorie
principali
Gli scarabei
di cui si è detto sinora sono solitamente di dimensioni
ridotte (da un minimo di pochi mm a un massimo di 4 cm) e
hanno un foro che li attraversa longitudinalmente
(utilizzato per fissarli su monili).
I grandi scarabei cuore invece
arrivano a 11 cm. Essi cominciarono ad apparire con la XVIII
dinastia (1543-1292 a.C.), non presentano fori e sono stati
spesso eseguiti con grande accuratezza. Venivano posti tra i
bendaggi delle mummie, in corrispondenza del torace e della
posizione del cuore, e recavano il più delle volte inciso
sulla base il capitolo 30-B del
Libro dei morti,
la "formula dello scarabeo del cuore", per esortare il cuore
a non testimoniare contro il defunto durante la cerimonia
della pesatura del
cuore
, con cui gli dei distinguevano i dannati dai salvati. Un
altro gruppo di scarabei di grandi dimensioni (5-11 cm) è
costituito dagli scarabei commemorativi, per lo più
appartenenti al faraone Amenofi III (1387-1348 a.C.). Essi
portano un testo che può raggiungere le 16 righe, riferito a
eventi significativi della vita del sovrano: il suo
matrimonio con la regina Ty, la costruzione di un lago
artificiale, la caccia al leone.
Le stesse
raffigurazioni che venivano utilizzate per decorare la base
piatta degli scarabei furono poi scolpite in rilievo o anche
tridimensionalmente a rimpiazzare la schiena dello scarabeo
in quelle forme di amuleti note come scaraboidi.
Alla fine
del Nuovo Regno (sec. XIII a.C.) gli scarabei a nome reale
divengono rari. Gli ultimi scarabei faraonici sono della
XXVI dinastia saitica (664-525 a.C.), durante la quale si
ebbe una rivitalizzazione ed emulazione delle mode passate.
A questo periodo risalgono degli scarabei assai particolari,
con una base non iscritta ma rappresentata
naturalisticamente con le zampe in altorilievo piegate sotto
il ventre convesso. Con il periodo tolemaico (304-30 a.C.)
la produzione di scarabei in Egitto scomparve, ma ne
continuò l'imitazione nel mondo ellenistico, in Fenicia e a
Cartagine, dove già precedentemente si era sviluppata una
produzione locale
Sapere.it